La Mia Storia Professionale

Sono nata in provincia, in un contesto in cui le trasformazioni si percepiscono prima ancora di comprenderle fino in fondo. È lì che ho sviluppato il mio primo interesse: capire cosa succede quando decisioni grandi – politiche, industriali, istituzionali – impattano su territori concreti e sulle persone che li abitano. Ho scelto di studiare comunicazione istituzionale non per lavorare nella comunicazione in senso stretto, ma per comprendere come funzionano i processi decisionali, come si costruisce il consenso, come si tengono insieme interessi diversi.

Il mio primo ingresso nel mondo del lavoro è stato nel giornalismo. Ho scritto, osservato, seguito da vicino vicende politiche e industriali, imparando a leggere i contesti prima ancora di raccontarli. Ma proprio in quegli anni ho capito un limite: raccontare non era sufficiente. Se volevo incidere davvero sui territori e sui processi, dovevo entrare nei luoghi in cui le decisioni si formano.

Da questa consapevolezza nasce il passaggio ai public affairs. Non come evoluzione naturale, ma come scelta precisa: lavorare nel punto in cui interessi aziendali e interesse pubblico si incontrano, si confrontano e, quando possibile, si allineano.

Da allora il mio percorso si è sviluppato attraversando contesti diversi – dal pubblico al privato, dalle grandi aziende nazionali alle multinazionali – mantenendo una costante: stare nei sistemi complessi e contribuire a renderli leggibili, negoziabili, funzionanti.

Ho lavorato in realtà come Invitalia, Poste Italiane, Vodafone, fino ad arrivare in Oracle, dove oggi ricopro il ruolo di Responsabile degli Affari Istituzionali e Governativi per l’Italia.

In Oracle ho trovato un contesto in cui questa esperienza ha assunto una scala diversa. La tecnologia non è più solo uno strumento operativo, ma una leva che incide direttamente sull’organizzazione dei servizi pubblici, sulla gestione dei dati, sulla sicurezza e sull’efficienza dei sistemi.

Quando sono entrata, la funzione di public affairs non era ancora strutturata. È stato necessario costruirla, definirne il ruolo, creare un dialogo stabile con istituzioni, autorità e stakeholder. Parallelamente, abbiamo lavorato per accompagnare un cambiamento di posizionamento: da fornitore tecnologico a partner nei processi di trasformazione digitale del Paese.

Oggi il mio lavoro si colloca esattamente in questo spazio: tra innovazione tecnologica e responsabilità pubblica.

Affianco le istituzioni nell’ adozione di infrastrutture cloud, soluzioni di intelligenza artificiale e modelli di interoperabilità, contribuendo a rendere i sistemi più efficienti, sicuri e accessibili.

Se dovessi sintetizzare il filo che tiene insieme il mio percorso, userei una parola: contaminazione. Contaminazione tra pubblico e privato, tra tecnologia e istituzioni, tra visione strategica e operatività. È in questo spazio che si costruisce valore reale, soprattutto quando si lavora su processi che hanno un impatto ampio e concreto. Nel tempo ho affiancato all’esperienza operativa un aggiornamento continuo, mantenendo uno sguardo aperto sui cambiamenti tecnologici e sui loro effetti sui sistemi decisionali. Sono giornalista pubblicista e partecipo a network e contesti associativi legati all’innovazione e alla trasformazione digitale.

Ma ciò che resta centrale, ancora oggi, è lo stesso punto di partenza: capire come si costruiscono le decisioni e contribuire, dove possibile, a renderle migliori.

Perché l’impatto non si misura nelle intenzioni, ma nella capacità di trasformare complessità in scelte concrete.