L’evoluzione dei diritti dell’essere umano
Con la Rivoluzione Francese l’uomo ha iniziato il suo percorso di affermazione e riconoscimento di diritti imprescindibili, tra cui il diritto di esistere. Dal 1789 ad oggi, sono molte le battaglie combattute, in ogni parte del mondo, per creare un sistema sempre più libero dove l’uomo possa esprimere il suo valore più alto: vivere la propria storia nella ricerca del benessere e dello sviluppo.
Oggi l’evoluzione ci porta a vivere nuove sfide per nuovi diritti: la rivoluzione tecnologica dirompente del nostro secolo, sta portando alla nostra attenzione nuove istanze: l’attenzione ai diritti digitali.

Come si affermano i diritti dell’essere umano
Durante la Rivoluzione Francese l’uomo ha combattuto per l’affermazione di diritti inimmaginabili fino a quel momento.
- Il diritto di esistere come soggetto culturale
- Il diritto di conoscere gli “arcani imperi”
- Il diritto di essere un soggetto politico in grado di votare (cito Jürgen Habermas, Storia e critica dell’opinione pubblica del 1962)
“Voglio esistere, voglio conoscere, voglio decidere” sono state le volontà che hanno spinto uomini e donne del ‘700 a dare la vità per nuove forme di libertà che ci hanno lasciato in eredità e di cui usufruiamo ancora oggi. Libertà in ambiti fino ad allora preclusi al terzo stato ossia al popolo. Tre secoli dopo quelle battaglie, l’uomo si trova a dover fronteggiare un’altra rivoluzione concettuale fondata, questa volta, sul diritto di esistere come “individuo reale” all’interno di un mondo virtuale.
Grazie alla crescita dirompente della tecnologia, in pochi, pochissimi, anni, l’uomo di tutto il Pianeta si trova a vivere una realtà molto diversa da quella che ha creato pazientemente in secoli di storia. Un mondo mediato dai media e da internet, che tutto connette, tutto avvicina.L’uomo che lungo i suoi millenni di storia non ha fatto altro che imporsi sulla natura e sul mondo animale ha oggi davanti a sé un’ennesima sfida: come dialogare con questa nuova creatura, l’ intelligenza artificiale?
Come cambia la nostra vita con l’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale è l’ennesimo artefatto tecnologico – per citare il Professor Paolo Benanti (docente di Etica, bioetica ed etica delle tecnologie, presso l’Università Gregoriana di Roma) – apparso lungo la storia dell’umanità ma che, come è successo per i precedenti artefatti, anche questo è destinato a cambiare la comprensione che l’uomo ha di se stesso e del mondo.
Una AI invisibile, ma allo stesso tempo presente in quasi ogni momento della nostra vita – presente nei nostri device, dal telefono al PC, dai strumenti domestici alle macchine che guidiamo. Ma ne abbiamo consapevolezza?
L’AI ci facilita nelle azioni quotidiane e per questo le stiamo delegando molto del nostro vissuto: informazioni, abitudini, gusti, pensieri…(se vuoi saperne di più, clicca qui)
Spingendo questo ragionamento un pò oltre, potremmo dire che l’uomo, per rimanere al centro del proprio mondo dovrà lavorare sul concetto di “sè”. Poichè il diritto all’esistenza,insito nell’uomo come essere dotato di senso, non venga surclassato dal diritto stesso, nel momento in cui delega completamente alle macchine, dotate di AI, alcune funzioni “vitali” per l’essere umano.
Se, come ci ha insegnato Cartesio, l’esistenza è individuabile nel cogito, ossia nel pensiero e nel ragionamento, ed in questo momento il pensiero lo stiamo inserendo in una macchina che ragionerà e sceglierà per noi… Chi esisterà quando sarà un codice a dirci chi siamo?
L’umanità è davanti ad un bivio, anche se mi piace pensarla davanti ad uno specchio che riflette se stessa.
Le nuove frontiere del diritto
Come sappiamo, le grandi innovazioni tecnologiche non si limitano ad aggiungere novità a ciò che è già esiste ma la plasmano dandogli forme nuove e contenuti diversi. Per questo esistono pensieri nuovi e nuove forme organizzative della società e dei poteri pubblici.
Di fronte a queste innovazioni, l’attuale società si trova davanti ad una scelta: conservazione o innovazione?
L’esistente quando si oppone a ciò che lo minaccia, difende se stesso, ma allo stesso tempo è affascinato dal cambiamento (il cambiamento è insito nell’essere umano, concorre alla sua evoluzione). Perciò la tensione tra vecchio è nuovo è la forma che assume in ogni tempo il progresso civile e tecnologico delle civiltà.
Ma la forza dirompente dell’AI propone un ulteriore conflitto: tra tecnocentrismo e antropocentrismo. Ossia tra una visione del mondo che pone al centro la tecnologia e una visione del mondo che pone al centro l’Uomo. Inevitabilmente la diatriba va affrontata con le conoscenze provenienti dai due differenti approcci ma può essere orientata. Lasciare la decisione all’approccio tecnologico rischierebbe di portarci verso un totalitarismo tecnologico che relegherebbe l’uomo in una posizione marginale.
E’ indispensabile invece che i sistemi informatici si conformino ad un approccio antropocentrico a beneficio dell’umanità e nel rispetto dei suoi valori, diritti, e principi fondanti di una società democratica.
E’ necessario dunque pensare a nuove forme di educazione e formazione tecnologica delle persone. Inquadrare bene i nuovi rapporti uomo-macchia e macchina-uomo, rivendicando una tecnologia al servizio dell’umano. Per farlo servirebbe una politica decisa e aggiornata che sappia dialogare riguardo a nuove questioni di ordine costituzionale. L’AI e le aziende che la programmano, hanno bisogno di regolamentazioni nuove e umano-centriche.
Ad oggi, la regolazione di questa dirompente tecnologia si trova ancora ad uno stadio embrionale, caratterizzata da interventi sparsi in cui sono declinati perlopiù principi a tutela del cittadino. A mio parere, è opportuno iniziare a pensare ad autorità indipendenti che possano fare da garante per linee di orientamento condivise (inter)nazionale. Questo perché le nuove tecnologie lanciano nuove sfide che attraversano i Paesi li uniscono (basti pensare a Facebook o a qualsiasi piattaforma social), avvicinano, rendendo obsolete (perché no?) le vecchie frontiere nazionali.